Le reazioni allergiche acute immediate, di tipo anafilattico, provocate dall’ingestione di alimenti sono in aumento nelle ultime decadi. I bambini affetti da questo tipo di allergia devono seguire una stretta dieta di eliminazione, stando attenti anche alle minime quantità e alle tracce nascoste degli alimenti offendenti, la cui ingestione può provocare reazioni allergiche anche fatali. Fortunatamente una buona quota di questi bambini mantenendo una rigorosa dieta di esclusione, guarisce entro i primi 3-4 anni di vita. Ma più del 20% di essi mantiene una severa sensibilità anche nell’età successive e più aumenta l’età minore è la probabilità che si assista ad una spontanea risoluzione di questa patologia. 

Come è facile capire, si tratta di bambini fortemente limitati  nella loro quotidianità, con una notevole ripercussione sulla qualità della vita dell’intera famiglia, che vive nel costante terrore che possa verificarsi un evento inaspettato grave, potenzialmente fatale.

Si ritiene che una delle principali  cause dell’aumentata prevalenza dell’allergia alimentare risieda nelle politiche internazionali di prevenzione, che fino a pochi anni orsono raccomandavano di ritardare l’introduzione di alimenti potenzialmente allergizzanti in bambini a rischio atopico, perché figli/fratelli di soggetti allergici, o perché affetti precocemente a eczema atopico.

Oggi molti autori sono concordi nel sostenere che la politica dell’evitamento , (in inglese “avoidance”) sia stata deleteria e che proprio i soggetti a rischio siano quelli in cui una ritardata introduzione possa aumentare la probabilità di sviluppare allergie IgE mediate.

Il progetto” lattanti al bivio” riguarda appunto lattanti del primo anno di vita che abbiano dimostrato una predisposizione all’allergia alimentare. Include due tipologie di bambini:

  • bambini  affetti da dermatite atopica in allattamento materno esclusivo, che  ancor prima dello svezzamento mostrino IgE specifiche (Prick o RAST positività) verso i principali allergeni, quali latte vaccino, uovo e frumento. La presenza di questi anticorpi li espone infatti  al rischio di manifestare una reazione allergica acuta alla prima ingestione dell’alimento offendente.
  • bambini che alle prime ingestioni di discrete quantità di uno di questi alimenti (latte, uovo, frumento), abbiano presentato una reazione allergica acuta immediata e siano sensibilizzati verso l’alimento stesso (Prick o RAST positività).

A questi lattanti vengo offerte in ambiente ospedaliero protetto, piccoli dosi di alimento, ad es. latte vaccino diluito in acqua o altro liquido (latte di soia, idrolisato), nell’ordine di pochi millilitri ( 1 ml, 5 ml e 10 ml).  Se il bambino tollera queste dosi, mantiene a domicilio una somministrazione quotidiana della dose testata in ospedale e dopo 2-3 settimane viene nuovamente visto in ambulatorio allergologico per raddoppiare la dose.  In pochi mesi di regola si assiste ad una liberalizzazione della dieta nei confronti dell’ alimento considerato, con un netta riduzione, fino alla totale negativizzazione delle Ig E specifiche e la consensuale comparsa di anticorpi detti IgG4 , considerati gli “anticorpi della tolleranza”.

Questo rivoluzionario progetto di ricerca ha coinvolto al momento un centinaio di lattanti. Ufficialmente si chiama " Lattanti al bivio: studio pilota sulla efficacia e sicurezza di un protocollo di desensibilizzazione orale all’esordio dell’allergia alimentare", ha ricevuto parere favorevole da parte del Comitato Etico ed è un progetto di Ricerca Corrente dell’Istituto (RC 18/12 linea 2).

Fig 1: riduzione del Prick test con il passare del tempo e l’aumento della dose

 

Fig 2: Andamento IgE specifiche e IgG4 in funzione della dose di latte

Fig 3: Percentuali di risoluzione dell’allergia alimentare alle diverse eta’ in bambini trattati con dieta di eliminazione secondo le vigenti Linee Guida ( LG, colonnine celesti) e in bambini entrati nel progetto lattanti al buivio ( colonnine rosa) . Nel gruppo sperimentale il 100% dei casi ha raggiunto la completa tolleranza entro i 27 mesi  ( contro il 23% di tolleranti alla stessa eta’ tra i casi trattati isecondo le linee guida).

 

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