Svelato il puzzle delle vaginosi batteriche

Specie batteriche normalmente presenti in vagina possono causare un'infiammazione cronica inconsapevole, che va curata per preservare la salute della donna. Lo rivela uno studio del Burlo Garofolo di Trieste che potrebbe sovvertire l'approccio alle vaginosi, aprendo a un nuovo concetto di salute al femminile. (https://www.nature.com/articles/s41598-018-20649-x),

Le vaginosi batteriche interessano il 20-30% delle donne in età fertile: possono essere asintomatiche, o causare bruciori, rossore e perdite mucose. In condizioni fisiologiche la vagina ospita una popolazione eterogenea di microrganismi, con prevalenza di varie specie di lattobacilli, che mantengono l'acidità vaginale proteggendo l'ambiente da batteri dannosi. Se i lattobacilli diminuiscono, il delicato equilibrio vaginale può alterarsi e aprire la porta a batteri patogeni che possono causare vaginosi.

Di norma, la diagnosi di vaginosi o di disbiosi (alterazione della flora vaginale) e’ posta sulla base della diminuzione in vagina di lattobacilli, dall’aumento di batteri patogeni. Ora questo paradigma sta rivelando i suoi limiti, alla luce di un recente studio multidisciplinare effettuato dai ricercatori dell'IRCCS Burlo Garofolo a Trieste.

La ricerca ha infatti documentat, per la prima volta, che individuare un particolare assetto batterico, o microbiota, nella vagina di una donna non è di per sé sufficiente per diagnosticare una vaginosi o per escludere del tutto un processo patologico.

Quel che conta è piuttosto la capacità di alcuni microorganimi commensali, normalmente residenti in vagina,  quali specie appartenenti alla famiglia dei Lattobacilli, ad es L. acidophilus e L. gasseri, di stimolare la produzione di molecole pro-infiammatorie; la presenza contemporanea di questi batteri e delle suddette molecole può causare in alcune donne un'infiammazione cronica a volte silente, che a lungo andare, se non curata, potrebbe  evolversi in patologie ostetrico-ginecologiche anche gravi.

"Studiare il microbioma vaginale, cioè la totalità della flora microbica presente in vagina sta diventando sempre più importante e urgente” cosi’ come " individuare i rapporti tra le popolazioni batteriche residenti e la risposta immunitaria dell’ospite donna” aspetti che ci spingono a riformulare i parametri clinico-diagnostici delle cosiddette disbiosi vaginali (come le vaginosi) e a trovare nuovi approcci terapeutici.

Che cosa è emerso dallo studio

Dallo studio del microbioma vaginale è emerso che esiste un complesso equilibrio - non più identificabile con i sistemi diagnostici attuali - tra i diversi batteri che compongono la flora vaginale, ma anche tra batteri della stessa famiglia. Batteri come Bifidobacterium breve possono compensare la carenza di lattobacilli mantenendo l'ecosistema vaginale in salute; analogamente, l’aumento di diverse specie residenti può causare importanti stati di disbiosi”.

Il quadro, però, è ancora più complesso. Lo studio del Burlo suggerisce che, per definire lo stato di disbiosi, si debba guardare non solo alle specie microbiche, ma anche alla loro capacità di attivare alcune molecole della risposta immunitaria tipiche delle infiammazioni.

"Abbiamo capito che nelle disbiosi vaginali sono importanti due elementi che agiscono sinergicamente di cui tener conto nella diagnosi: particolari popolazioni batteriche, e alcune molecole del sistema immunitario locale dell’ospite chiamate citochine".

Un'osservazione inedita emersa dallo studio riguarda l'associazione fra alcuni specifici batteri e la presenza di interleuchine, definite campanelli d’allarme della risposta infiammatoria. In particolare, nelle donne con alterato equilibrio tra Lattobacilli, Gardnerella e Micoplasmi, due interleuchine pro infiammatorie (IL5 e IL13) risultano attivate ed espresse in alte concentrazioni.  Il perpetuarsi di questo stato porta all'instaurarsi di un’ alterato “milieu vaginale” la cui intensità è proporzionale alla gravità del quadro clinico, ma che può essere presente anche in assenza di sintomi.

Conseguenza della cronicizzazione di questo stato è l’aumentata suscettibilità della donna  alle infezioni, la difficoltà nel concepimento e nel portare avanti una gravidanza fisiologica.

E proprio la rilevazione in vagina delle interleuchine IL5 e IL13  che potrebbe costituire un  nuovo marcatore di alterazione vaginale, utile per una diagnosi piu’ efficace e tempestiva soprattutto in assenza di sintomi.

"Ci avviciniamo sempre più a una medicina personalizzata, che soprattutto attraverso la protezione preventiva dell'equilibrio vaginale, o la correzione di uno stato disbiotico, definisce un nuovo concetto di salute femminile".

Prof.ssa Manola Comar

SSD Diagnostica avanzata microbiologica transazionale
Area infezioni sessualmente trasmissibili

aggiornamento del settembre 2018

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