• Responsabile: dott. Salvatore Alberico

Il progetto fa riferimento alla Legge n. 7 del 9 maggio 2006, ove si è avuta una ripartizione tra le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano di fondi stanziati da questa norma con l’intento di seguito esplicato: “Disposizioni concernenti la prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminili” per l’attuazione di quanto previsto dall’art. 4 in riferimento alla formazione di figure professionali sanitarie nonché di altre figure, che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi, ove sono effettuate pratiche di mutilazione di organi genitali femminili.
Lo scopo primario è quello di attivare una prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche ed attivare percorsi di informazione su problematiche più ampie che costituiscono oggi nel nostro Paese una condizione di disagio per queste donne, che spesso compromettono la persona, la salute e la dignità.

Il progetto sarà coordinato per la sua realizzazione dalla Struttura Complessa di Patologia Ostetrica, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, all’interno del quale è già operante un Centro di Riferimento Regionale del Friuli Venezia Giulia per l’HIV in Gravidanza e per la Gravidanza ad Alto Rischio, che per le caratteristiche del suo intervento ha costituito per le donne portatrici di mutilazioni genitali femminili una struttura sanitaria di riferimento in gravidanza per affrontare problematiche spesso associate in questi casi, come l’Infezione da HIV, l’Infertilità indotta dalle Malattie a Trasmissione Sessuale, la gestione delle conseguenze dell’Infezione da HPV in gravidanza, il ricorso ripetuto ad interruzioni di gravidanze non desiderate, di complicanze della gravidanza legate alle condizioni di disagio economico e di emarginazione sociale in cui spesso esse vivono.
Si allestirà quindi una rete di contatti con strutture sanitarie ostetrico-ginecologiche operanti nell’area regionale e con le Associazioni che operano a livello regionale, i cui interessi sono congrui con lo scopo del presente progetto e provvederà al monitoraggio in ambito regionale della entità del fenomeno delle MGF e delle patologie correlate (HIV).

Per rendere più efficace il progetto formativo, sarà affrontato anche il tema della comunicazione transculturale, perché la comunicazione fra gli utenti (in questo caso donne straniere africane) e coloro che operano nelle istituzioni sanitarie, costituisce un oggetto di particolare importanza nella formazione degli operatori sanitari.
Spesso infatti si verificano incomprensioni e difficoltà di comunicazione a causa sia dell’approccio adottato dagli operatori verso gli utenti stranieri, sia della incapacità degli utenti di comunicare i propri bisogni agli operatori sanitari. Le distorsioni nella comunicazione possono rendere vane le cure o far sì che esse non producano tutti gli effetti sperati.
I motivi della distorsione nella comunicazione dalla parte del personale sanitario possono essere causati o da qualche carenza nella conoscenza della cultura altrui o, e soprattutto, dallo scarso controllo di strumenti comunicativi che “taglino attraverso” le culture sulla base di codici condivisi e tendenzialmente universali. Di qui la compresenza di un approccio “interculturale” e di un approccio “transculturale”.
Il tema dell’educazione sessuale e del rapporto fra la sessualità e le diverse culture sarà oggetto anche di una serie di incontri nelle scuole medie della Regione.

La Legislazione

Linee guida 

Approfondimenti 

Gruppo di lavoro 

Responsabile scientifico: dott. S. Alberico
Segreteria scientifica, gestione dati e assistenza alla programmazione: dott.ssa N. Ferruccio, dott.ssa C. Vecchiet e dott.ssa Valencak.
Realizzazione di programma raccolta, elaborazione e monitoraggio dati: dott. ssa S. Espeche.
Segreteria organizzativa e gestione attività di formazione: dott.ssa O. Urpis.

Contatti: mgfsalutedonna@burlo.trieste.it

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Amministrazione Trasparente