22/01/2013

"L'IRCCS BURLO Garofolo" e tutti coloro che vi hanno operato dal '68 ad oggi, rendono riconoscente ed affettuoso omaggio al

prof. Sergio Nordio

Ne ricordano il contributo fondamentale alla creazione di questo Istituto scientifico. Stimato ed amato come uno dei padri fondatori del Burlo moderno, ha dato un impulso decisivo alla cultura e all’umanizzazione delle cure materno infantili con rigore morale e scientifico, spirito critico e autocritico, rispetto dei principi etici, uniti ad un profondo impegno civile.

Un Maestro il cui messaggio vive negli allievi che ha formato con passione e con l’esempio.


 

Il prof. Sergio Nordio giunse all’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, dal Gaslini di Genova, nel 1968, su invito del suo direttore scientifico prof. Isidoro Marras. Allora il Burlo era un ospedale pediatrico poco conosciuto in Italia. Nordio ci arrivò per ricoprire il posto di professore ordinario di pediatria e concluse la sua carriera come direttore scientifico.
Proveniva da un ambiente fortemente tecnocratico. È stato invece decisivo nel rivoluzionare l’approccio alle cure, umanizzandole. Ha stabilito la presenza del pediatra in sala parto, favorendo poi anche quella dei papà al momento della nascita e in terapia intensiva neonatale. Ha dedicato grande impegno agli aspetti psicosociali della pediatria, alla completezza della formazione universitaria e ad una visione olistica della medicina.
Uno dei membri fondatori della Società europea di gastroenterologia pediatrica, ha contribuito in prima persona alla elaborazione delle prime linee guida sulla promozione dell’allattamento al seno, sull’uso degli alimenti per l’infanzia e degli alimenti speciali. Autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e fondatore e animatore delle principali riviste di cultura pediatrica italiane. Una di queste, Crescita – confronti di culture sulla salute – dedicata alla divulgazione scientifica,
ha rappresentato una sintesi del suo modo di intendere l’interazione tra i diversi saperi che si incrociano attorno all’infanzia.
Ha impresso una svolta decisiva alla organizzazione delle sanità triestina e regionale, contribuendo a trasformare il Burlo da piccolo ospedale pediatrico della città in Istituto di ricerca a carattere scientifico materno infantile, promuovendo in primo luogo il trasferimento della maternità dall’Ospedale Maggiore al Burlo nel 1973. Si è trattato di un modello che ha fatto scuola, quando pediatria e neonatologia erano spesso distanti, soprattutto da un punto di vista culturale, ma anche fisico. Il pediatra in sala parto e il rooming-in sono nati a Trieste con Nordio e la sua scuola.
Ha saputo guardare avanti, prevedendo le modificazioni della pediatria che da arte della cura delle malattie infettive dei bambini (negli anni 60 e 70) si sarebbe trasformata in medicina della cura delle malattie croniche e dei disagi psicosociali dell’infanzia e dell’adolescenza.
È stato l'artefice dell'impegno del Burlo nella Cooperazione Internazionale, iniziato nel 1985 con un progetto materno-infantile in Mozambico.
Persona riservata e colta, ha interagito in modo efficace con Franco Panizon, un altro ‘padre’ della pediatria triestina. Un dualismo intelligente e costruttivo, di cui i pediatri che si sono formati a Trieste e in tutta la regione hanno tratto enormi vantaggi. Entrambi hanno lasciato una traccia indelebile e complementare, una scuola di pensiero nella cultura pediatrica che si è sempre distinta nel panorama nazionale.
Modello di onestà e piacere della cultura pediatrica, ma non solo. Ha saputo imprimere una spinta innovativa e di razionalizzazione dell’organizzazione ospedaliera e della ricerca e dei bisogni reali dei pazienti, innovazioni che hanno di fatto anticipato la medicina territoriale. Si adoperò al miglioramento della formazione universitaria e degli specializzandi e al “saper essere” del pediatra, sviluppando l’attenzione al rapporto umano tra medico, bambino e famiglie.

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