Data creazione: 
25/08/2026

L’IRCCS Burlo Garofolo, con il supporto del Consorzio CERIC-ERIC, ha messo a punto un innovativo protocollo per individuare particelle normalmente invisibili

Negli ultimi anni, le nanoplastiche sono state rilevate in diversi tessuti e fluidi dell’organismo, tra cui sangue, placenta, latte materno e liquido follicolare. Essendo molto più piccole di una cellula umana, individuarle rappresenta una sfida particolarmente complessa, ma fondamentale per capire i meccanismi di tossicità di queste sostanze.

Uno studio (link) dell’IRCCS materno - infantile Burlo Garofolo di Trieste, condotto da Sara Bozzer, Cristina Tufoni, Lorella Pascolo e altri colleghi del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, guidato dal professor Giuseppe Ricci, ha sviluppato un metodo innovativo per localizzare nanoplastiche di polietilene all’interno delle cellule umane del cumulo, che circondano, nutrono e proteggono l’ovocita durante il suo sviluppo all’interno dell’ovaio. Studiare queste cellule è importante perché rappresentano una delle prime barriere tra le sostanze presenti nell’ambiente e i gameti femminili.

Grazie al supporto dei ricercatori e alle tecnologie messe a disposizione dal Consorzio d’infrastrutture di ricerca dell'Europa centro-orientale CERIC-ERIC e dall’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), è stato possibile integrare due tecniche avanzate e complementari. La microscopia confocale spettrale, eseguita in Elettra Sincrotrone Trieste con la collaborazione di Francesco D’Amico e Alessandra Gianoncelli, ha consentito di effettuare un primo screening delle nanoplastiche attraverso la rilevazione di segnali fluorescenti. La loro presenza è stata poi confermata e localizzata con elevata risoluzione mediante l’analisi a raggi X di sincrotrone all’ESRF di Grenoble.

Per l’esperimento sono state utilizzate nanoplastiche di polietilene marcate con quantum dots fluorescenti a base di cadmio e selenio. La marcatura, insieme all’impiego combinato delle due tecniche di imaging, ha permesso di rilevare con precisione le nanoplastiche all’interno di cellule mantenute integre.

Questo lavoro, rendendo visibile l’invisibile, getta le basi per future ricerche sulle modalità d’interazione delle nanoplastiche con le cellule riproduttive, che permetteranno di valutarne gli effetti sulla fertilità e, più in generale, sulla salute umana.

Data di aggiornamento: 
25/08/2026

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