Data creazione: 
25/04/2026

L’Aula magna dell’IRCCS Burlo Garofolo ha ospitato una giornata di formazione dedicata al tema dell’HPV, una delle problematiche socio-sanitarie più rilevanti degli ultimi anni

Il cancro del collo dell’utero (cervice uterina) è il primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia totalmente riconducibile a un agente infettivo, il papillomavirus (HPV, Human Papilloma Virus). Si tratta di un’infezione che si trasmette per contatto diretto, principalmente per via sessuale.

Esistono oltre cento tipi di virus HPV, alcuni dei quali, definiti ad alto rischio, sono responsabili non solo del carcinoma della cervice uterina, la neoplasia più comune, dopo quella della mammella, nelle donne di età compresa tra 15 e 44 anni, ma anche di tumori in altre sedi (ano, genitali e alcuni tipi di cancro della testa e del collo), negli uomini e nelle donne.

Nei confronti delle neoplasie causate dal papillomavirus la prima arma di difesa a disposizione è la vaccinazione che, in Friuli Venezia Giulia, è offerta gratuitamente a tutte le ragazze fino ai 26 anni, ai ragazzi fino a 18 anni e a tutte le categorie a rischio. C’è poi la prevenzione secondaria, rappresentata dallo screening (Pap-test e test HPV) e dal trattamento delle lesioni precancerose.

Il tema costituisce una delle problematiche socio-sanitarie più rilevanti di questi ultimi anni e coinvolge molte discipline sanitarie. Per questo, la Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS materno - infantile Burlo Garofolo di Trieste ha organizzato una giornata di formazione dal titolo HPV… una sfida per tutti, con l’obiettivo di trattare il papillomavirus e le sue molteplici implicazioni, anche nei rapporti interpersonali, da diverse prospettive, grazie al contributo di una rosa di professionisti che ha spaziato dall’epidemiologia alla ginecologia, passando per la pediatria, l’oncologia e la psicologia.

“La positività a questo virus a trasmissione sessuale, con potenziali effetti cancerogeni, rappresenta una consapevolezza che può destabilizzare non solo chi riceve la notizia, ma l'intero ambito familiare. Questo dato deve essere considerato dagli operatori sanitari che devono comunicare in modo corretto questa diagnosi”, spiega il dottor Uri Wiesenfeld, direttore e coordinatore del corso, presieduto dal professor Giuseppe Ricci e dal professor Federico Romano, mentre i responsabili scientifici sono la dottoressa Claudia Colli (responsabile del Centro malattie a trasmissione sessuale ASUGI) e il dottor Giovanni Di Lorenzo.

“Abbiamo, inoltre, affrontato la questione della principale ‘arma’ per ridurre al minimo il rischio di infettarsi, costituita dal vaccino, presidio terapeutico tanto utile quanto, talvolta, visto con diffidenza”, continua Wiesenfeld. “È stata ribadita l’importanza della vaccinazione nel maschio, anche per una maggiore corresponsabilità per la salute del/della partner che, in fondo, rappresenta una questione di etica”.

Data di aggiornamento: 
25/04/2026

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