02/12/2019

Appena nato il bambino non viene più preso in carico dagli operatori, ma resta costantemente con la madre, e i benefici sono innumerevoli

Mamme e bambini, fin subito dopo il parto, restano insieme 24 ore su 24 senza mai separarsi.
La famiglia, infatti, è al centro dei reparti di neonatologia e ostetricia dell’Irccs Materno Infantile “Burlo Garofolo” e momenti come parto, travaglio e allattamento vengono fatti vivere nella maggior intimità possibile. Questo nuovo approccio è stato spiegato il 27 novembre nella Sala Xenia, in Riva 3 Novembre, durante l’incontro pubblico “I primi 1000 giorni: noi partiamo da qui” svoltosi nel contesto della manifestazione “Diritti e storti” organizzata per il 30° anniversario della Convenzione Internazionale Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Proprio per i bambini, prima del convegno, ci sono state numerose attività di animazione: danze, musica e trucchi, tra clown e supereroi, hanno intrattenuto i più piccoli grazie all’intervento dell’associazione “Astro”, degli Ottoni del Teatro “G. Verdi” e della scuola di ballo Club Diamante.
“Appena nato, il bambino è messo immediatamente pelle a pelle con la mamma, così da far proseguire il contatto che aveva durante la gravidanza. Si attua dunque la “Separazione Zero” e gli effetti benefici sono numerosi: colonizzazione dell’intestino del bambino da parte di germi buoni della famiglia che limitano la crescita dei batteri pericolosi e rendono più forti le difese naturali, mantenimento della temperatura corporea e di livelli stabili di glucosio”. Così la dottoressa Maura Degrassi, ostetrica, ha spiegato come il rispetto della fisiologia e la minor medicalizzazione possibile siano parte del nuovo approccio attuato dall’Ospedale “Burlo Garofolo” per andare incontro alle esigenze delle famiglie.
Anche per quanto riguarda l’allattamento si sta virando verso un approccio rispettose delle mamme e dei neonati, tenendo conto di quello che è stato il percorso dell’evoluzione: così come i cuccioli di tutti i mammiferi, anche i bambini sono programmati per andare ad attaccarsi al seno in cerca di cibo, e riescono a farlo in maniera del tutto naturale. Perché ciò avvenga “la madre deve essere rilassata e posizionata nella maniera per lei più comoda, in posizione semi reclinata, così da favorire il naturale percorso del bambino verso il seno, senza che sia sottoposto a una forza di gravità troppo fastidiosa”. Dalle parole della dottoressa Enrica Causin, infermiera esperta in tecniche di allattamento rilassato, emergono ulteriori benefici che si hanno tenendo mamma e bambino costantemente insieme, infatti così facendo viene favorito lo sviluppo di un efficace allattamento al seno, dimezzando i tipici problemi di seno e capezzolo come le fastidiose ragadi. Dati i suoi numerosi risvolti positivi è bene promuovere e tutelare l’allattamento al seno rilassato, cosa di cui si occupa attivamente Mariarosa Milinco dell’epidemiologia clinica e ricerca sui servizi sanitari.
Un’altra grande novità nel campo di gravidanza e allattamento consiste nel saper riconoscere, da parte dei genitori, il fatto che il bambino appena nato non è una tabula rasa, ma possiede numerose abilità come la già citata capacità di attaccarsi al seno naturalmente, ma è anche in grado di seguire voci e oggetti, soprattutto i volti dei genitori. Il personale specializzato nell’osservazione del comportamento del neonato, di cui fanno parte le dottoresse Ilaria Toscan e Emily Esposito, intervenute al convegno, aiuta le famiglie a capire che il neonato non va solo accudito, ma necessita di interazione attiva che avviene sfruttando le competenze innate di genitori e bambini.
Per realizzare tutto questo è fondamentale avere un personale altamente preparato tramite corsi di formazione. “Il metodo utilizzato non si basa sull’apprendimento da docente ad allievo, ma sulla discussione di casi reali. In questo modo l’operatore si forma su problematiche vere, sfruttando il vissuto dei tutor”, ha spiegato la dottoressa Laura Travan, neonatologa che si occupa proprio di formare gli operatori in corsi intensivi di quattro giorni.
Grazie alla particolare attenzione verso la famiglia, vista come protagonista nell’ambito ospedaliero e non solo come oggetto di cure, il Burlo ha, infine, iniziato il percorso per diventare “Ospedale amico del bambino”, riconoscimento internazionale attribuito da parte di Unicef e Oms che prevede l’attuazione di buone pratiche nei confronti della cura dei bambini e delle loro famiglie. “Si parla ad esempio della promozione dell’allattamento e dell’assenza di una stanza dedicata al nido, per cui il neonato sta costantemente con la madre anche durante i controlli a cui viene sottoposto, tutte innovazioni già in atto al Burlo” ha spiegato la dottoressa Margherita Dal Cin, specialista in igiene e medicina preventiva.

 Sala Xenia 27 novembre. Incontriamo il Burlo. I primi 1000 giorni: noi partiamo da qui

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