Data creazione: 
23/12/2025

La celiachia è una malattia autoimmune tutt’altro che semplice da riconoscere. Colpisce fino al 2% della popolazione, spesso già in età pediatrica, ma non sempre si manifesta con i sintomi “classici”. In molti casi i segni sono sfumati, gli esami sierologici incerti e le biopsie intestinali non risolutive. Il risultato? Diagnosi che si allungano nel tempo, con ricadute sulla salute dei pazienti e sull’organizzazione delle cure.

Da questa difficoltà concreta nasce SEMPLICE, un progetto coordinato dalla dott.ssa Luigina De Leo, ricercatrice sanitaria dell’IRCCS Burlo Garofolo, che da anni studia la celiachia con un’attenzione particolare a un marcatore chiave: gli anticorpi anti-transglutaminasi 2 (anti-TG2) prodotti direttamente nell’intestino.
 

“Questi anticorpi raccontano la malattia “all’origine" - spiega De Leo - compaiono molto presto, spesso quando la mucosa intestinale è ancora normale e gli esami del sangue risultano negativi. Proprio per questo rappresentano uno strumento diagnostico prezioso, finora però poco utilizzato nella pratica clinica perché rilevabile solo con tecniche complesse, disponibili in pochi centri specializzati".
 

Il gruppo del Burlo ha ribaltato questo scenario sviluppando una metodica rapida, semplice e brevettata, capace di rilevare gli anti-TG2 intestinali in circa 30 minuti, direttamente a partire da una biopsia fresca. Il test può essere eseguito in sala endoscopica, senza laboratorio dedicato e senza la necessità di personale altamente specializzato.
I risultati sono solidi: in uno studio pediatrico condotto al Burlo, su 148 pazienti, la metodica ha dimostrato una sensibilità del 100% e una specificità del 97%, con un’accuratezza paragonabile alle tecniche più sofisticate
Con il progetto SEMPLICE, l’obiettivo è ora quello di trasformare questa metodica - già brevettata in cotitolarità con l’Università degli Studi di Trieste - in un kit diagnostico “vicino al paziente”, pronto per l’uso nella routine clinica quotidiana. Un passaggio che potrebbe rendere la diagnosi della celiachia nei casi difficili, più rapida, più equa e più sostenibile, riducendo esami inutili e permettendo a molti pazienti di arrivare prima alla risposta più importante.

 

Intervista a cura della Direzione Scientifica - Direttore Scientifico Prof. Massimo Zeviani grazie al supporto della dott.ssa Lorenza Masè. Si ringrazia per le foto la dott.ssa Denise Zerjal.

 


Dott.ssa De Leo, da dove nasce l’idea di un progetto come SEMPLICE?
Nasce da un problema clinico molto concreto: esistono pazienti per i quali la diagnosi di celiachia rimane incerta, nonostante esami sierologici e biopsie. In questi casi il rischio è ritardare una terapia che, se iniziata per tempo, può fare una grande differenza.


Perché la diagnosi della celiachia può essere così complessa?
Perché la malattia è estremamente eterogenea. Alcuni pazienti hanno sintomi evidenti, altri no, e questo succede soprattutto nei bambini. In generale, alcuni mostrano un danno intestinale chiaro, altri solo alterazioni minime. Quando gli indicatori non sono allineati, prendere una decisione clinica diventa difficile.Il vostro lavoro si concentra sugli anticorpi anti-TG2 intestinali.


Che cosa li rende così speciali?
Sono anticorpi molto specifici per la celiachia e vengono prodotti direttamente nell’intestino. Ed è questo dettaglio che fa la differenza: possono essere presenti già nelle fasi iniziali della malattia, quando gli esami del sangue sono ancora negativi e la mucosa appare normale. In questo senso sono un marcatore molto precoce. Finora però non sono entrati nella pratica clinica quotidiana.

Perché?
Perché rilevarli, finora, non era semplice. Le tecniche disponibili erano complesse, richiedevano tempo, laboratori specializzati e personale esperto. Questo ne ha limitato l’uso a pochi centri.


Che cosa cambia con la nuova metodica sviluppata al Burlo?
Cambia soprattutto l’accessibilità. Il test può essere eseguito in circa mezz’ora, direttamente in sala endoscopica, utilizzando una biopsia fresca e senza bisogno di infrastrutture complesse.


Ci spiega come funziona la metodica che avete brevettato insieme all’Università degli Studi di Trieste?
L’intuizione è stata semplice: cercare questi anticorpi direttamente nella biopsia, ma con una procedura rapida e replicabile. La biopsia viene sminuzzata in un liquido; da lì si ottiene un fluido biologico in cui gli anticorpi vengono rilasciati e rilevati con un test rapido, simile a quelli ormai familiari su goccia di sangue.


Chi può eseguire il test?
L’idea è che possa essere utilizzato da qualunque operatore sanitario presente in sala endoscopica, anche senza una formazione altamente specialistica. È un passaggio fondamentale se vogliamo che questa tecnologia diventi davvero diffusa. I risultati ottenuti finora sono solidi. Sì, nello studio pediatrico abbiamo osservato una sensibilità del 100% e una specificità del 97%. Dati che ci hanno dato fiducia nel proseguire verso una validazione clinica più ampia. Lo studio multicentrico, avviato grazie ai fondi PNRR, in vari ospedali italiani (Azienda Ospedaliera Universitaria - Federico II di Napoli; Azienda ULSS2 Marca Trevigiana; Ospedale Maggiore della Carità di Novara; IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo; Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia) sta confermando questi risultati, soprattutto nei casi diagnostici più complessi. Il progetto punta ora allo sviluppo di un kit “vicino al paziente”.

 

 


Cosa significa concretamente?
Significa lavorare sul trasferimento tecnologico, per rendere questa metodica utilizzabile nella pratica clinica quotidiana. Non cambia le linee guida, ma può affiancarle nei casi incerti, rendendo il percorso diagnostico più chiaro e sostenibile.

E per il sistema sanitario?
Una diagnosi più efficiente significa anche un uso più razionale delle risorse: meno esami inutili, meno ripetizioni e una gestione complessiva migliore dei pazienti.


Se dovesse riassumere SEMPLICE in una frase?
È il tentativo di semplificare la diagnosi della celiachia nei casi complessi, portando uno strumento affidabile il più vicino possibile al paziente.

 


*Il progetto SEMPLICE è finanziato dal bando L.R. 22/2022, articolo 7, commi 56 – 61. “Sostegno a progetti di validazione di idee e tecnologie innovative che prevedano il raggiungimento di un TRL 6, 7 o 8” dalla regione tramite il Clusetr Scienze della Vita.

Data di aggiornamento: 
31/12/2025
Referente pagina web: 

Amministrazione Trasparente