Data creazione: 
29/01/2026

Quando un bambino entra in una sala di radiologia, la tecnologia può fare la differenza tra un dubbio e una diagnosi. È uno strumento potente, spesso decisivo. Proprio per questo, in età pediatrica, ogni esame non è mai solo una questione tecnica, ma una scelta clinica che può avere effetti nel tempo. Accanto all’efficacia dell’imaging, esiste infatti un altro livello di attenzione, meno visibile ma altrettanto cruciale: l’appropriatezza dell’esame e la gestione dell’esposizione alle radiazioni, soprattutto quando si tratta di pazienti in età evolutiva.

Bambini, adolescenti e giovani adulti sono più sensibili alle radiazioni ionizzanti rispetto agli adulti e hanno davanti a sé un’aspettativa di vita lunga, durante la quale eventuali effetti a lungo termine potrebbero manifestarsi.
Negli ultimi anni, studi epidemiologici su ampie popolazioni pediatriche e di giovani adulti hanno aggiunto un tassello importante: anche dosi relativamente basse di radiazioni, come quelle utilizzate nella tomografia computerizzata, potrebbero essere associate a un minimo aumento del rischio di sviluppare tumori a distanza di molti anni. Si tratta di un rischio molto basso, stimato in un ordine di grandezza compreso tra 1 caso ogni 10.000 e 1 ogni 20.000 esami, ma non nullo. Ed è proprio questa combinazione – rischio molto basso, beneficio clinico elevato – a rendere la radioprotezione pediatrica una questione di grande importanza.

È da questa consapevolezza che nasce RHYTHM – Radiation, Health, Safety and Quality for Youth, un progetto europeo finanziato dalla Commissione Europea con oltre 3,7 milioni di euro, che coinvolge 20 partner in 12 Paesi e affronta la sicurezza radiologica in età pediatrica come un problema scientifico, clinico, etico e normativo, non come una semplice questione tecnica. Il valore aggiunto di RHYTHM sta nel fatto che affronta la radioprotezione pediatrica in modo strutturato a livello europeo, mettendo in relazione principi normativi, pratica clinica e dati reali. L’obiettivo è superare una visione puramente teorica della radioprotezione e renderla un processo osservabile e migliorabile nel tempo, attraverso il confronto tra centri diversi.

Ne parliamo con il dott. Claudio Granata, Clinical Coordinator del progetto RHYTHM, Direttore della Struttura Complessa di Radiologia Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo e da anni impegnato, anche a livello nazionale ed europeo, sui temi della radioprotezione e della sicurezza dei pazienti pediatrici.

 

Intervista a cura della Direzione Scientifica - Direttore Scientifico Prof. Massimo Zeviani (contenuti: L.M., foto: D.Z.).

 

 

 

Dottor Granata, perché la radioprotezione pediatrica è ancora oggi una sfida rilevante?
Perché l’imaging è diventato parte integrante dei percorsi diagnostici e terapeutici anche in pediatria. Allo stesso tempo, la maggiore radiosensibilità e la lunga aspettativa di vita rendono rilevanti l’esposizione cumulativa e, soprattutto, le esposizioni non necessarie. La radioprotezione non è solo buona pratica clinica: è un principio fondante della medicina responsabile ed è esplicitamente prevista dal quadro normativo europeo.

Perché la tomografia computerizzata è un punto critico?
La TC (comunemente detta TAC) rappresenta una quota limitata degli esami pediatrici, ma contribuisce in modo significativo alla dose complessiva di radiazioni. È una metodica potente, che proprio per questo richiede particolare attenzione in termini di appropriatezza e ottimizzazione. L’obiettivo non è evitarla, ma usarla in modo mirato, con protocolli adeguati all’età, al peso e al quesito clinico.
Qui entra in gioco il concetto di giustificazione clinica.
Esatto. La giustificazione significa chiedersi se l’esame è davvero necessario, se il beneficio supera i potenziali rischi e se esistono alternative efficaci senza radiazioni, come ecografia o risonanza magnetica. È una responsabilità condivisa tra prescrittore e radiologo. Nella pratica, però, non sempre questo principio viene applicato in modo sistematico. RHYTHM interviene proprio rafforzando le linee guida di invio e i sistemi di supporto alle decisioni cliniche.

E dopo la giustificazione?
C’è l’ottimizzazione: adattare protocolli e parametri tecnici all’età e allo scopo diagnostico, secondo il principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable), che impone di mantenere l’esposizione alle radiazioni ionizzanti al livello più basso ragionevolmente ottenibile, compatibilmente con l’obiettivo clinico.
In pediatria questo consente di ridurre la dose senza mettere a rischio l’accuratezza diagnostica: ottimizzare non significa compromettere abbassare la qualità dell’immagine, ma evitare dose superflua.

Qual è il valore aggiunto di RHYTHM?
L’approccio sistemico. Il progetto integra giustificazione, ottimizzazione, raccolta strutturata dei dati, accesso a tecnologie pediatriche dedicate e formazione. L’obiettivo è collegare in modo concreto il quadro normativo europeo alla pratica clinica reale e ridurre le disuguaglianze tra i Paesi europei.
Uno degli elementi più innovativi del progetto è la repository europea. A cosa servirà?
Non è un semplice archivio, ma uno strumento operativo. Raccoglierà dati reali su esami TC pediatrici da diversi centri europei, includendo informazioni dosimetriche, parametri di acquisizione e indicatori di qualità dell’immagine, consentendo confronti, benchmarking e la definizione di livelli diagnostici di riferimento dedicati. È un passaggio fondamentale per rendere la radioprotezione un processo misurabile, migliorabile e omogeneo a livello europeo.


Che ruolo ha la formazione?
Centrale. I dati da soli non cambiano la pratica clinica. RHYTHM investe nella formazione di radiologi, fisici medici e tecnici, anche per metodiche complesse come PET/CT e TC in radioterapia pediatrica, per creare competenze diffuse e durature.

In questo contesto, qual è il ruolo dell’IRCCS Burlo Garofolo?
Il Burlo contribuisce al progetto con una lunga esperienza clinica e scientifica nella radioprotezione pediatrica. Da un lato partecipa alla definizione delle attività di RHYTHM, mettendo a disposizione competenze maturate in un contesto altamente specializzato. Dall’altro rappresenta un banco di prova per verificare come le raccomandazioni europee possano essere tradotte in pratica clinica reale, valutandone efficacia, fattibilità e sostenibilità nel lavoro quotidiano.

Quale impatto vi aspettate?
Una riduzione degli esami non necessari, una diminuzione documentabile delle dosi e una maggiore omogeneità delle pratiche. Ma soprattutto un cambiamento culturale: rafforzare l’idea che ogni esame radiologico in un bambino sia il risultato di una scelta clinica consapevole.(l.m.)

 

 

Claudio Granata è direttore della Radiologia Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo e Clinical Coordinator del progetto europeo RHYTHM. Specialista in radiodiagnostica, ha maturato una lunga esperienza nella radiologia pediatrica, con particolare attenzione alla diagnostica oncologica e urologica e ai temi della radioprotezione. È past-president della Sezione di Radioprotezione della Società Italiana di Radiologia Medica e responsabile del Pediatric Imaging working group di ESR EuroSafe Imaging. Partecipa a numerosi progetti di ricerca nazionali ed europei dedicati alla sicurezza del paziente.

Data di aggiornamento: 
29/01/2026
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