Questo farmaco ha grande efficacia nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali: uno studio condotto dal Burlo e dall’Università di Trieste sta indagando sui meccanismi di azione della talidomide, per sfruttarne le potenzialità, limitandone gli effetti collaterali.

“La talidomide è un farmaco molto efficace nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) come il Morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa in età pediatrica; questa azione è stata dimostrata da uno studio, ultimato nel 2015, condotto dal Burlo”, così afferma la dottoressa Marianna Lucafò, ricercatrice di Farmacologia clinica nel laboratorio di diagnostica avanzata traslazionale dell’IRCCS “Burlo Garofolo”, la cui responsabile è la professoressa Giuliana Decorti. “Il nostro laboratorio, insieme all’IRCCS pediatrico Meyer di Firenze e al laboratorio di farmacogenomica del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, si sta concentrando proprio sulle MICI pediatriche per vedere quali siano gli effetti positivi e collaterali della talidomide, così da potenziare i primi e limitare i secondi”.
Cercare di capire a fondo il meccanismo di azione del farmaco è fondamentale, e così è stato fatto nello studio presentato da Marianna Lucafò, premiato in occasione del 39° Congresso della Società Italiana di Farmacologia svoltosi a Firenze nel mese di novembre. In questo lavoro di ricerca vengono valutate le modificazioni del materiale genetico di un gruppo di pazienti dell’età media di 13 anni, affetti da MICI, confrontando gli RNA prima dell’inizio del trattamento con talidomide e dopo tre mesi.
Questo farmaco è tristemente noto per essere stato il responsabile della nascita di numerosi bambini con gravi malformazioni agli arti e agli organi interni, alla fine degli anni ‘50. La talidomide, largamente somministrata alle donne gravide per le sue proprietà antiemetiche, in grado dunque di sedare la fastidiosa nausea tipica dei primi mesi di gestazione, era stata testata in modo non adeguato su animali in gravidanza e il suo potere teratogeno emerse solo una volta messa in commercio. A seguito delle numerose segnalazioni, il farmaco venne ritirato, per poi essere nuovamente approvato per la cura del mieloma multiplo e successivamente utilizzato per il trattamento delle MICI, laddove le terapie standard falliscano o abbiano effetti collaterali troppo importanti, soprattutto per i pazienti in età pediatrica. Sfruttando queste evidenze, sono iniziati gli studi per approfondirne il meccanismo di azione.
“Per il nostro studio abbiamo analizzato campioni di sangue dei pazienti prelevati prima della somministrazione e dopo tre mesi di utilizzo del farmaco: è risultato che il materiale genetico, rappresentato dal mirnoma, insieme dei microRNA che sono importanti regolatori dell’espressione genica, e dal trascrittoma, insieme di tutti gli RNA messaggeri trascritti a partire dal DNA e responsabili della produzione di proteine, è espresso in maniera aumentata o diminuita dopo tre mesi di terapia; ciò potrebbe aiutare a identificare marker di efficacia o di tossicità del farmaco”, spiega la dottoressa Lucafò, primo nome dello studio. “Che la talidomide abbia avuto effetti positivi nell’induzione e nel mantenimento della remissione dell’infiammazione, è evidente. Ora si deve proseguire per indagarne ulteriormente gli effetti positivi e per avere informazioni sui possibili effetti negativi come ad esempio l’insorgenza della neuropatia. Tale disturbo, che si presenta sotto forma di alterazioni della sensibilità e della conduzione motoria degli arti superiori e inferiori, si è verificato in alcuni pazienti, a distanza di un anno dalla somministrazione di talidomide; dunque è importante fare ulteriori ricerche per capire se ci sia o meno relazione tra alterazione del materiale genetico e insorgenza di questo disturbo e per cercare di capire come evitare che compaia”. Questo studio rappresenta un importante punto di partenza per approfondimenti successivi sul meccanismo di azione della talidomide in pazienti affetti da MICI e per dare definitivamente una seconda possibilità a questo promettente farmaco.

 

dott.ssa Marianna Lucafò e prof.ssa Giuliana Decorti

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Giovedì, 12 Marzo, 2020

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